Nei numero unici del 1901 troviamo scritto:

“Non risaliamo ai tempi remoti e neppure alle rappresentazioni che avevano luogo prima del 1850 perché i comitati d’allora non avevano norme sicure come dal 1850 in poi.”

Questo primo accenno ci fa capire che sicuramente prima del 1850 a Sordevolo “o in piazza o nei vari cortili”, come verrà affermato anche da Alessandro d’Ancona in Origini del Teatro Italiano del 1891, si rappresentava la Passione.

Nell’introduzione al testo della Passione pubblicato sul “Bollettino storico bibliografico subalpino” a cura di Riccardo Adalgiso Marini nel 1904 si afferma inoltre: “sola data certa ricordata in documenti del Comune è il 1816.”
Inoltre leggiamo sul numero unico del 1924 che il prof. Agostino Mersi nel 1914 celebrò in rima il “centenario” della Passione nel sonetto

..Così a Sordevol, che con voce pia
rinnova or la passione del signore
e or son cent’anni già quasù fioria
ritorna il popol con devoto amore…

Abbiamo quindi diverse testimonianze per asserire che la Passione di Sordevolo ebbe inizio agli inizi del XIX secolo.

Purtroppo il documento citato dal Marini è introvabile ma se seguiamo anche le indicazioni di Delfino Orsi su: “La Passione di Sordevolo Studio di drammatica popolare”, Milano Ricordi 1892, che scriveva:

“possiamo senza esagerare affermare la vetustà parecchie volte secolare”

possiamo tranquillamente affermare che la Passione di Sordevolo ebbe inizio tra il 1814 ed il 1816.

Ulteriore certezza la troviamo sul numero unico del 1934 dove Domenico Otella nel raccontare la Sua storia asserisce che la parte di Giuda era stata sostenuta per quarant’anni da suo nonno da quarant’anni da suo padre ed ora era quarant’anni che la sosteneva lui, ritorniamo quindi nuovamente al 1814.

Per cercare di definire la data esatta dell’inizio delle rappresentazioni la studiosa e scrittrice Adalgisa Manza nel suo libro del 1950 “Le sacre Rappresentazioni nel Biellese” cercò di dare risposte ad ambedue i quesiti tra l’affermazione del Marini e quella di Delfino Orsi iniziando la ricerca addirittura dal Giubileo, insolitamente splendido, indetto da Alessandro VI che, nel 1525, “Aveva condotto a Roma una moltitudine infinita di Italiani e stranieri”.

Non riuscì ad arrivare ad una conclusione certa ma si pose un’ulteriore quesito: se nel 1539 il pontefice Paolo III vietò alla Confraternita del Gonfalone di rappresentar la Passione a causa della forte commozione che tali rappresentazioni suscitavano nel popolo e se nel 1565 anche san Carlo Borromeo nel primo concilio provinciale milanese provvide ad estendere nella propria diocesi il divieto di Paolo III il motivo di tal divieto poteva essere stato offerto dalla Passione o dalle rappresentazioni sacre messe in scena a Sordevolo?

Pensiamo di non peccare di superbia dicendo che Sordevolo, piccolo paesino situato nella culla delle prealpi biellesi, può essere considerato a tutti gli effetti un “luogo di fede” annoverando ben sette chiese (e fino a metà del novecento anche tre confraternite), ma anche luogo “di pietà popolare” che trova la sua massima espressione, ai giorni nostri, nella Passione di Cristo, come nel passato l’aveva trovata sia nella rappresentazione del Giudizio Universale, recitata dai primi dell’ottocento fino al 1895, che del dramma di Sant’Agostino, quest’ultimo andato in scena nel 1777.

Abbiamo riscoperto inoltre, negli ultimi anni, il profondo valore culturale del testo recitato nel corso della rappresentazione: esso infatti risale agli ultimi anni del XV secolo, opera elaborata in versi dal fiorentino Giuliano Dati, cappellano della chiesa dei Santi quaranta martiri in Trastevere a Roma. Per anni, dal 1490 circa, l’azione scenica veniva realizzata il Venerdì Santo al Colosseo dall’Arciconfraternita della Beata Vergine del Gonfalone con gran concorso di popolo, pellegrini, viaggiatori, notabili.

Questa tradizione continuò fino al 1539 quando, negli anni drammatici della Riforma e del distacco dalla chiesa cattolica di Roma dei movimenti religiosi di Lutero, di Calvino, anglicano ed altri ancora, Papa Paolo III vietò rappresentazioni di questo tipo. Il testo della Passione romana recitata a Sordevolo è stato stampato dalla tipografia Fontana di Torino nel 1728 (testo che si può vedere oggi presso il Museo della Passione a Sordevolo).

Parecchi filologi, dal D’Ancona al Toschi, menzionano la nostra Passione come esempio di teatro popolare fondato su copioni risalenti al periodo dei laudari.

Il valore quindi della nostra rappresentazione è inestimabile non solo dal punto di vista di teatro popolare ma anche come testimonianza di continuità di una tradizione letteraria secolare giunta fin dalla capitale.

Scriveva uno dei maggiori studiosi italiani del folklore e delle tradizioni popolari il Prof. Paolo Toschi

“valorizzando il dramma sacro compiremo nello stesso tempo opera di fede ed opera d’arte”.

Ed è questo lo spirito con cui noi lavoriamo e ci prepariamo a festeggiare il bicentenario.