Paese in un arioso e dolce fazzoletto di terra, paese disteso su terrazze degradanti a valle, paese di colori, di sapori, di legami profondi: questo è Sordevolo con la sua gente. Gente nella cui anima, nella cui storia vive da generazioni una “malattia” : “La Passione di Cristo”. Evento straordinario coinvolgente e quasi “contagiante” le generazioni che qui hanno vissuto e vivono.
Ognuno, immerso nell’anfiteatro, avvolto da uno sfondo naturale di monti e di colline inondate di verde diviene, con tutta la propria persona protagonista vivo e convincente di quella Storia che ha segnato comunque l’umanità.
Fra i tanti avvenimenti degni di nota sale alle cronache biellesi e poi piemontesi, nel XIX secolo, una sacra rappresentazione, presto nota come “La Passione di Sordevolo”.

Costantino Nigra e Delfino Orsi, noti studiosi subalpini dell’ottocento, parleranno subito con intenso entusiasmo ed il Prof. Alessandro D’Ancona dell’Università di Pisa, dedicherà un diffuso paragrafo alla Passione nella prestigiosa opera dal titolo “Origini del teatro italiano”.
Sordevolo, luogo di “sacre rappresentazioni” oggi trova la sua massima espressione nella Passione di Cristo, ma nel passato l’aveva trovata sia nella rappresentazione del Giudizio Universale che del dramma di Sant’Agostino.

Ma che cosè la Passione di Sordevolo?
Si tratta certamente del più grande spettacolo corale in Italia interpretato da attori dilettanti, giovani e meno giovani che lavorano e si preparano con estrema serietà e dedizione, che ricorda le ultime ore di Cristo.
La messa in scena della Passione, che si tramanda con continuità di generazione in generazione, ed alla quale vengono educati i bambini che realizzano, ad ogni appuntamento, una loro passione dei piccoli, garantisce una forma ormai rara di teatro effettivamente ed integralmente popolare che Sordevolo coltiva con viva passione.

Non si sa con certezza in che anno venne recitata per la prima volta però, da uno studio del 1891 dello storico Prof. Delfino Orsi, intervenuto alla prima recita del 12 aprile dello stesso anno a Sordevolo, si ha la conferma che tale rappresentazione si effettuò negli anni: 1850, 1860, 1865, 1871, 1876, 1881, 1886, 1891. In seguito la Passione venne rappresentata nel 1897, 1901, 1904, 1914, 1924, 1934. Sospesa per il periodo bellico, fu ripresa nel 1950, 1960,1970, 1975, 1980, 1985, 1992, 2000.
L’organizzazione è impegnativa e complessa: con certezza si sa che nel 1850 venne formato il primo “Comitato” con lo scopo di preparare la rappresentazione sotto forma di spettacolo vero e proprio, con cadenze quinquennali o decennali e da allora ogni ciclo di rappresentazioni viene allestito da un “Comitato Organizzatore”.

E’ importante sottolineare il carattere profondamente libero e autonomo di questa originale cultura locale e l’impegno che essa suscita ancora oggi negli eredi moderni di questa tradizione per la quale ogni aspetto dello spettacolo è affrontato con le sole risorse umane e tecniche locali: l’assetto organizzativo generale, la confezione dei costumi e degli apparati, il progetto scenografico, la regia, la scuola di recitazione, l’allestimento delle scene.
Il luogo della rappresentazione è un vasto spazio all’aperto in cui è allestito un frammento di Gerusalemme dell’anno 33: la reggia di Erode, il Sinedrio, il Pretorio di Pilato, l’orto degli ulivi, il cenacolo, il monte Calvario, lo spettacolo è composto da un prologo e 25 scene nelle quali sono presenti complessivamente 400 persone tra attori e comparse.
Il testo su cui si basa la rappresentazione risale agli ultimi anni del quattrocento, opera elaborata in versi dal fiorentino Giuliano Dati, cappellano della Chiesa dei Santi Martiri in Trastevere a Roma (Batines Bibliografia delle antiche rappresentazioni sacre e profane).
Nel 1490 circa, l’azione scenica veniva realizzata il Venerdì Santo, al Colosseo, dalla Compagnia della Confraternita del Gonfalone di Roma con gran concorso di popolo, pellegrini, viaggiatori e notabili; questa tradizione continuò fino al 1539 quando, negli anni drammatici della riforma e del distacco dalla Chiesa cattolica di Roma dei movimenti religiosi di Lutero, di Calvino, ed altri ancora, Papa Paolo III vietò rappresentazioni di questo tipo.
Il testo della passione “romana” giunse a Sordevolo con mezzi e modi ancora sconosciuti. Secondo alcune ipotesi, sembra che il testo originale della Passione sia arrivato in Piemonte attraverso i rapporti che la Confraternita di Santa Lucia di Sordevolo teneva, in qualità di diretta affiliata, con la Confraternita del Gonfalone di Roma, oppure per i contatti commerciali che teneva con clienti romani la famiglia Ambrosetti.
Per la verità Ms. Giuliano Dati non ha fatto altro che “rimaneggiare” testi più antichi che erano conservati nell’archivio della confraternita del Gonfalone.

Questi testi risalgono ad antichi laudari umbri e probabilmente romani del 1300, anni in cui grazie all’opera di S.Francesco e di altri scrittori nascevano queste opere considerate come le basi della letteratura italiana. Gli studi svolti da Vincenzo De Bartholomaeis e dal Vatasso su questo argomento ci mostrano che il nostro testo deriva da quegli scritti (analisi fatta sulla struttura metrica sestine ed ottave). Infatti parecchi filologi, dal D’Ancona al Toschi, menzionano la Passione di Sordevolo come esempio di teatro popolare fondato su copioni risalenti al periodo dei laudari.
Il valore quindi della Passione è inestimabile non solo dal punto di vista di teatro popolare ma anche come testimonianza di continuità di una tradizione letteraria secolare giunta fin dalla capitale.
Se il testo è religioso, l’organizzazione è laica. Se le figure sono evangeliche, storicizzate, la rappresentazione è umana immediatezza. Se il testo è letterario, l’interpretazione è realistica.
Scriveva Marco Neiretti ex Sindaco di Sordevolo:
“L’istituzionalizzazione della Passione di Sordevolo, al contrario di quanto possa supporsi, ravviva anziché cristallizzare la tradizione: il compenetrarsi fra Le rappresentazioni e la popolazione si fa sempre più intenso; e con il tramonto d’altri valori comunitari, la tradizione della “Passione” diventa arte di tutto un popolo, di tutta una comunità”.

La Passione di Sordevolo ha suscitato negli anni interesse e consenso nel mondo della cultura e dell’arte. Oltre agli studiosi prima menzionati nel 1934 Renato Simone, principe della critica teatrale italiana, scriveva sul Corriere della Sera del 17 aprile “si sono raggiunte una perfezione, un’intensità, una religiosità singola e collettiva che, per il sentimento, riconducono il dramma sacro alle sue origini e per la potente delicatezza dell’espressione, sembrano il frutto di una grande esperienza spirituale, intellettuale e tecnica” ed ancora impressionato dal quadro della morte di Cristo annotava “Sulla cima del Calvario vediamo successivamente comporsi gruppi che inteneriscono ed abbagliano. Si determina una ispirazione ardente e riverente che supera il premeditato ed il voluto. Veramente le tre croci sono più in alto dell’umanità e, su quella centrale il rosso martire pare stringersi, vuotarsi, cereo, del sangue, e si umanizza e si trasumana.
Il cielo che splende azzurrissimo su tanta ira e tanto pianto e quello immenso e radioso dove Gesù ascenderà.”

Italo Alighiero Chiusano a commento della Passione scriveva nel 1980 sul “Dramma”:
“Venuti con un certo scetticismo a vedere una manifestazione popolare, conquistati poi infantilmente dalla bellezza e naturalezza dei movimenti di massa, dalla fedeltà e policromia dei costumi, dalla dignità delle scene austere, a questo punto non siamo più spettatori paganti, né studiosi di folclore, né patiti di teatro; siamo creature nude, soli con la nostra miseria, gli occhi rivolti alla viva ripetizione di un evento che ci sembra l’unica risposta accettabile al nostro interrogativo esistenziale.”
Un paese intero ha patito una grande esperienza e lo ha fatto con decoro, senza convulsioni orgiastiche, alla maniera schiva dei Biellesi. Si torna a casa coi propri dubbi e la propria tristezza, ma qualcosa è rimasto e il lungo appuntamento con la prossima volta diventa un impegno a verificare con una riprova, questa strana cosa che ci è stata messa dentro.”

Le sacre rappresentazioni appartengono così intimamente alla vita comunitaria che il ricavato netto delle rappresentazioni viene devoluto a favore di un’opera pia.
Si tratta di una tradizione sempre rispettata dai vari Comitati, un’usanza che dimostra come la rappresentazione sia un avvenimento che eccede il momento teatrale per diventare un evento economico e sociale che interessa ed integra tutta la comunità, aiutando gruppi ed Enti bisognosi.
E’ “dovere” dei sordevolesi, proseguire con impegno, solidarietà e dedizione questa tradizione consapevoli di avere le possibilità per emergere nel panorama culturale religioso italiano e mondiale delle sacre rappresentazioni.
Ogni sforzo compiuto, non ha valore nell’immediato e nel quotidiano bensì in un prossimo futuro, continuazione di un’opera che ha preso vita molti secoli fa e sarà un esempio per le generazioni future.
La comunità di Sordevolo, con rinnovato spirito di collaborazione ha già iniziato la preparazione per la Passione dell’anno 2015: opera del popolo, essa tornerà a rivivere nel gesto, nel canto e nella parola quell’evento storico che sconvolse l’umanita e tutt’ora vive in Sordevolo e si rinnovererà ancora una volta per i sordevolesi quel detto coniato da Giovanni Orso giornalista biellese:

“come le primule sotto la neve”